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Mission e Vision – Università Popolare dello Sport

Mission e Vision

#UN_ANNO_STRAORDINARIO, di Silvia Costantini (2016-17)

Un sistema associativo come il nostro LAR e UPS non è solo un’impresa ma una mission, anche se il termine è vintage. Abbiamo fondato e costruito questo progetto tra affini, amici, col desiderio di realizzare le nostre idee, per offrire un “servizio” ai cittadini, per creare opportunità di lavoro.

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La finalità è operare per l’evoluzione e il “progredire” dei singoli e della società, sapendo che questo è legato alla conoscenza, alla consapevolezza e alla condivisione, che il cambiamento è un processo da favorire, che le persone vivono meglio partecipando le esperienze, mentre l’isolamento e la mancanza di contatto inaridisce e blocca molte energie. La nostra esperienza nel campo dell’educazione e formazione degli adulti è quella di professionisti dediti da tempo a coltivare e ampliare le personali competenze, arricchirle per poterle trasmettere, costantemente curiosi e stimolati ad approfondire tematiche e concepire eventi per alimentare quella potenzialità creativa che facilita la diffusione dei Saperi.
Così siamo nati senza finanziatori o sponsor, con un investimento iniziale per noi sostenibile, mettendo in campo la professionalità, la capacità di organizzare e coordinare, la volontà di una sana gestione economica, a salvaguardia dei docenti, collaboratori e fornitori, in trasparenza e condivisione fra tutti gli attori del sistema.
Non ci riteniamo “puri” ma lavoriamo alacremente perché il sistema sia eco-sostenibile.
Cultura, nella sua accezione più ampia, Benessere, come equilibrio e qualità della vita, Sport, come attività di movimento sana, piacevole, da praticare in gruppo. In questi ambiti organizziamo corsi rivolti a tutti, contenendo e mantenendo “popolari” le quote di partecipazione, alta la qualità dei docenti, creando occasioni di incontro, confronto e socializzazione, per favorire la conoscenza tra le persone stimolando la pacifica convivenza (condivisione).
In questi quattro anni stiamo perseguendo una stabilità, mentre velocemente i fornitori alzano i costi, i cittadini si vedono costretti a ridurre la spesa per “cultura, benessere e sport”, i docenti, professionisti di alta qualità, modulano le loro spettanze alla sostenibilità associativa, i collaboratori dell’organizzazione sono a regime di rimborso spese, tutti con grande senso di appartenenza.
Siamo temprati alla resilienza e agiamo con tenacia, convinti che il tempo di lavoro è tempo di vita e di relazioni, questo ci trasmette forza. A giugno, ancora in equilibrio con la chiusura del bilancio sociale ed economico dell’anno accademico appena terminato, nel momento di maggiore esposizione, il periodo in cui si effettuano tutti i saldi e si dovrà attendere ottobre per acquisire nuove risorse, mentre progettiamo tutte le azioni per l’avvio del prossimo anno, subiamo un furto rovinoso dalla cassaforte della sede centrale, che spazza via velocemente quella tanto sudata piccola stabilità acquisita.
Non vogliamo né dobbiamo desistere dall’impresa, anzi siamo spronati a rinnovare e rilanciare il progetto, consapevoli del valore espresso dal mondo dell’associazionismo sano che arriva, dai grandi fiumi ai piccoli rivoli, a fornire quei servizi al cittadino, che la “grande organizzazione sociale” non cura. Abbiamo previsto una serie di azioni, considerate con molti partecipanti alla vita associativa, dirigenti, collaboratori e docenti, tese a sostenere la continuità del progetto.

Contattaci e consulta i nostri siti, vi terremo informati.
Se pensi ne valga la pena puoi sostenerci.

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GLI EQUILIBRISMI DELLA CULTURA, di Stefano De Camillis & Rocco Ruggero (2015-16)

Quando siamo partiti quattro anni fa, dando vita alle basi del nostro sistema, eravamo ben consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato. Decidere di investire nella cultura e nella formazione era ed è una scommessa nel nostro Paese, ancor più in tempi di crisi come questi, soprattutto se alle spalle non ci sono sponsor e investitori.

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L’investimento che abbiamo fatto è rappresentato dal lavoro che tutti noi abbiamo svolto in questi anni, certamente non ripagato da migliori condizioni economiche ma “solo” dalla consapevolezza di aver strutturato nella città un nuovo centro di educazione e formazione per gli adulti, capace di portare avanti una progettazione culturale a 360°.
Non siamo e non saremo mai soltanto un “corsificio” anche se i corsi, i seminari, i workshop e le visite guidate rappresentano il nucleo centrale delle nostre attività. Anche quando progettiamo queste attività, in stretta collaborazione con i nostri docenti, le pensiamo in termini di percorsi, di interdisciplinarietà, facendo dialogare fra loro materie e ambiti di studio. Riteniamo che questo modo di lavorare e di “conoscere” sia un’importante azione pedagogica, perché è in grado di innescare sinergie e curiosità.
Il nostro sistema si è proposto fin dall’inizio un orizzonte più ampio rispetto a quello di organizzare corsi per gli adulti, cercando di portare la stessa qualità e passione anche nella formazione rivolta a chi vuole intraprendere una professione nel settore del benessere e della salute, della fotografia o nel management sportivo.
Pensiamo che “fare educazione” vada oltre tutto questo, perché crediamo che aggregare persone, sensibilizzandole a temi come la solidarietà e la cooperazione, sia un’azione sociale fondamentale nel mondo di oggi. Cerchiamo di fare tutto questo con leggerezza e creatività quando organizziamo manifestazioni come Sport Against Violence Event (ormai da otto anni) o il Festival dell’Avvento (da cinque). Questi due eventi sono diventate appuntamenti stabili, consolidati, con una loro precisa identità. Siamo orgogliosi di coinvolgere durante le feste di Natale oltre 40 cori provenienti da tutta Italia su palchi e chiese del centro di Roma; di vedere correre oltre 600 atleti di varie associazioni sulla pista dello stadio “Nando Martellini” alle Terme di Caracalla; di condividere quello stesso spazio con le associazioni straniere in Italia, di ospitare panel e dibattiti di assoluto valore culturale; di offrire ai visitatori concerti, performance, spettacoli di teatro e di danza; di permettere a chi lo desidera di provare attività sportive e legate al benessere.
Come sempre, le parole non sono sufficienti a raccontare tutto quello che accade, l’aria che si respira in queste occasioni che non sono le uniche, considerato che anche altri eventi contribuiscono ad arricchire la nostra idea di cultura rivolta a tutti i cittadini: i cineforum, i concerti nei fine settimana nella nostra sede di via Palermo, il festival di cori che organizziamo a giugno in Cadore, le mostre fotografiche e la rivista Photosophia, la novità del cartellone dell’ARTinCLUB.
Come si dice in genere per definire “le cose buone”, tutto questo è “fatto in casa”, con le nostre forze, competenze, economie, risorse, volontà e determinazione.
Pur avendo consolidato tutto questo, pur essendo ormai una realtà nel panorama cittadino, la sensazione di sentirci degli equilibristi permane, perché senza un sostegno, un supporto da parte delle amministrazioni pubbliche, il nostro lavoro rimane qualcosa di precario. Sostegno e aiuto che non significano necessariamente finanziamenti, ma anche servizi o spazi che possano alleggerire il carico delle “uscite” del nostro bilancio.
Le amministrazioni pubbliche sanno di noi, conoscono e riconoscono il valore di quanto facciamo, eppure non sono in grado di sostenere il nostro lavoro. Vediamo, nella città di Roma – nella nostra città – finanziare attività ed eventi la cui qualità e capacità di coinvolgimento è ben lontana da quello che noi riusciamo – malgrado tutto – a realizzare.
Quando quattro anni fa è cominciata la nostra avventura ci eravamo posti un rigore nell’amministrare quanto stavamo creando: evitare che il nostro sistema accumulasse debito, facendo ricadere su chi collabora con noi il peso di un eventuale passivo. Finora siamo riusciti in questo intento, ma con il sacrificio di tutti quanti, con una precarietà che alla lunga rischia di essere spossante.
Andiamo avanti comunque, anche con maggiore energia, nella speranza che finalmente – prima o poi – i nostri interlocutori politici, gli amministratori, sappiano porre la giusta attenzione a quanto stiamo facendo per la nostra città.

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IL PARADOSSO DELLO SPRECO, di Giuseppe D’Agostino (2015-16)
Zero sprechi, zero perdite. Zero waste, zero losses

Oggi quasi un terzo del volume del cibo prodotto per il consumo umano nel mondo viene perso o sprecato. Appena un quarto di questa massa di alimenti potrebbe nutrire tutti gli affamati del pianeta. La perdita e lo spreco di cibo sono problematiche molto diverse. Nei paesi industrializzati la questione riguarda essenzialmente lo spreco che avviene al termine della filiera alimentare ed è legato soprattutto, ma non esclusivamente, ai consumatori. Nei paesi in via di sviluppo, invece, il problema è rappresentato dalla “perdita” che si verifica durante la filiera alimentare a causa delle inadeguate tecniche di raccolta e lavorazione, carenza di infrastrutture, sistemi di trasporto inadeguati, mancanza di efficaci sistemi di conservazione e avversità climatiche.

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Uno dei malanni della contemporaneità è lo speco alimentare. Il paradosso della simultanea scarsità e abbondanza di cibo testimonia un profondo squilibrio tra le economie del mondo e l’accesso alle risorse. Il 30%della produzione mondiale di cibo viene perduta o sprecata ogni anno sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate. Tale quantità è pari a quattro volte quella necessaria per nutrire i quasi 800 milioni di persone che ogni giorno nel mondo soffrono di fame cronica. Allo stesso tempo, 42 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sovrappeso e oltre 500 milioni di adulti sono affetti da obesità.
estratto dai panel informativi del Padiglione Zero Expo 2015 Milano:

Nutrire la città con le nostre soluzioni
Difficile mantenere un equilibrio, cercare ogni anno senso e dare un senso (?) al nostro impegno e al nostro lavoro, dopo la lettura di questi dati e le considerazioni che ne derivano. Eppure ogni anno ci troviamo qui, a progettare una nuova programmazione culturale e a produrre il nostro almanacco per promuovere le nostre idee e il nostro contributo pensato e ragionato per la città. Orpelli, colori e campagne pubblicitarie sarebbero dispendiose, sedi e aule più d’immagine che di supporto alle attività e guide ai corsi sovradimensionate, avrebbero solo l’aggravio di aumentare i costi, tanto da impedire l’accesso ai più e ledere la sostenibilità di chi ci lavora. Uno spreco di risorse. Questa non è la nostra strategia.
Più benessere per tutti attraverso la pratica della conoscenza
Il senso è proprio la certezza che da qualsiasi angolo lo prendiamo il nostro cocciuto tentativo è contribuire a una consapevolezza più piena, nostra, di chi collabora con noi e di chi partecipa con più o meno passione alle nostre attività. Una consapevolezza che si stratifica, che diventa struttura della persona e che può portare a un cambiamento del proprio stile di vita. Questo sì capace di dare un contributo a un cambiamento di più vasta portata.
Diverse proposte sono presenti nella città, dalle scuole specializzate di grande qualità ai centri culturali polivalenti posizionati esclusivamente in un quartiere. Noi abbiamo la presunzione di voler essere l’uno e l’altro, con un’attenzione alla città, alla sua complessità e alle esigenze di ogni cittadino che vorrebbe frequentarci e che a oggi non ne avuto ancora la possibilità. Conosciamo questa città, sappiamo delle tante difficoltà dei suoi cittadini e sappiamo che solo insieme alle tante associazioni che operano sul territorio possiamo dare un contributo generoso per soddisfare i bisogni di prima necessità, tra i quali vogliamo sottolineare la crescita personale attraverso un apprendimento consapevole.
Nutrire il bisogno di ampliare il proprio orizzonte di conoscenza e di esperienza
Nel percorrere il nostro almanacco identificherete le due diverse maglie, della stessa rete, che si intrecciano. Una più fluida che rappresenta la peculiarità della nostra proposta culturale disseminata sul territorio, prodotta e sostenuta dai nostri docenti e dalla loro complessa formazione professionale, fatta di studi scientifici rigorosi e di esperienza sul campo dell’insegnamento con metodologie attive e di scambio interdisciplinare. L’altra più strutturata che rappresenta invece l’organizzazione fatta (costituita da?) di un gruppo di lavoro consolidato che da oltre vent’anni progetta e gestisce proposte culturali nella città, un gruppo attento e disponibile al conflitto sia interno sia esterno, alla ricerca di un equilibrio democratico nel suo prendere decisioni. Attento a non sprecare nulla, a non mandare nulla perduto della filiera che produce il nostro progetto culturale.
La sostenibilità di un progetto
Tanto quanto la nostra proposta culturale vuole essere curata e originale tanto vuole essere sperimentale, il nostro fiore all’occhiello, la combine di due organizzazioni che confluiscono sempre più in un processo decisionale condiviso e che allargano il proprio orizzonte, dando sostegno a gruppi e organizzazioni partner in Italia e all’estero. Vi chiediamo, ed è un appello che vi facciamo, anche in questo ambito di fare le vostre scelte di partecipazione ad attività di formazione sempre più nell’essenza di una consapevolezza che zero sprechi, zero perdite sono un contributo importante!
Partecipare alle nostre proposte significa sostenere un progetto sano nella sua essenza. Confidiamo nella vostra sensibilità, promuovere le nostre attività significa contribuire alla sua diffusione.

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L’EQUAZIONE DELLA BELLEZZA, di Rita Ricci (2015-16)

Il principio alla base dell’equazione di Paul Dirac – considerata da molti la più bella in assoluto della fisica in termini di sobrietà ed eleganza – descrive il fenomeno dell’entanglement (groviglio) quantistico e ci dice: se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua a influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.

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Il lavoro di Dirac, premio Nobel per la fisica nel 1933, incontra il nostro pensiero per due ragioni che noi, collettivo e gruppo di lavoro, troviamo importanti e che hanno accompagnato e guidato il nostro percorso durante questi anni.

La prima ragione è che l’obiettivo di Dirac era di descrivere i fenomeni della Natura attraverso formule che rispettassero un canone estetico, nel suo caso quello della matematica. Una volta gli fu chiesto di tenere una lezione sulla filosofia della scienza e lui si limitò a scrivere con il gesso sulla lavagna “le leggi fisiche devono avere bellezza matematica”.

Nel pensiero scientifico è fondamentale che l’esperimento confermi la teoria per renderla valida, ma alcune teorie sembrano e sono troppo belle per essere scartate, anche se devono ancora ricevere la loro conferma sperimentale. Questo dunque il pensiero di Dirac: “è più importante arrivare a equazioni belle che ottenere da esse la riproduzione di osservazioni sperimentali”.

Questa direzione lo portò a ottenere risultati eccezionali: la ricerca della bellezza, l’impegno a costruire teorie scientifiche che, oltre a spiegare gli aspetti della Natura, fossero anche belle, si basava sulla convinzione che, una volta elaborata una formula matematica elegante, essa certamente descriverà un fenomeno naturale.

La più sobria ed elegante equazione della fisica – (∂ + m) ψ = 0 – nasce così: dall’intuizione di un grande uomo di scienza che ipotizzò in questo modo l’antimateria nel 1930. Un’equazione così bella esteticamente che non venne scartata perché priva di validazione sperimentale, ma – al contrario – perseguita e finalmente confermata qualche anno dopo. L’insistere sulla consistenza e bellezza della teoria portò a immaginare aspetti inattesi della Natura.

Quando siamo partiti, quattro anni fa, avevamo in mente un’equazione perfetta per costruire la teoria di un nuovo sistema associativo con un progetto di largo respiro. Un’equazione i cui termini rappresentassero sia il nostro bagaglio culturale e di esperienze sia il nostro desiderio di cambiamento e rinnovata condivisione in termini di obiettivi e finalità.

Abbiamo costruito il nostro progetto associativo su un’equazione in grado di produrre risultati sobri, bio-sostenibili, trasparenti, eleganti e di qualità: ciò che per noi è sinonimo di “bellezza”. Questa, secondo noi, è un’equazione che ancora oggi può descrivere al meglio un’dea di cultura e benessere come bene comune, capace di proiettarsi verso un futuro possibile.

È il nostro impegno quotidiano, trovare la “validazione sperimentale” che confermi la nostra teoria. Come Dirac, non scartiamo la nostra bella equazione perché manca la definitiva conferma alla sua validità. La sua bellezza ancora ci incanta e sentiamo di essere, con il lavoro e il rigore di tutti noi, vicini alla riuscita di questo esperimento. Il dito non ci interessa, noi miriamo alla luna e anche alle stelle.

Due ragioni, dicevamo, perché sentiamo affine il pensiero di Dirac: la seconda è il contenuto stesso dell’equazione della bellezza. Noi siamo abituati a pensare in termini di sistemi associativi: la LAR e l’UPS sono due entità che lavorano, progettano, elaborano insieme, ormai non saremmo nemmeno più capaci di descriverle come due sistemi distinti. Il nostro passato, lontano e recente, ci racconta una storia fatta di sistemi che si incontrano, crescono e vivono insieme, discutono, prendono decisioni difficili, rischiano, giocano, sperimentano ogni giorno: cerchiamo di far funzionare la nostra equazione della bellezza.

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VERSO UN NUOVO EQUILIBRIO, di Silvio Mencarelli (2015-16)

Non si può certo dire che stiamo vivendo un periodo in cui si diffonde una grande fiducia nell’intelligenza umana, oppure che si esaltano in particolar modo la dignità dell’uomo o la sua superiorità sugli altri esseri viventi, no … non è così, e i fatti di cronaca mondiali e nazionali ce lo ricordano continuamente.

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Il genio di Davide La Chapelle rappresenta molto bene nelle sue immagini il degrado di tutti i valori della società attuale, una società in cui oggi quello che conta è solo l’aspetto consumistico e il piacere personale. Anche le immagini di Carola Gatta ce la mettono tutta per lasciarci immaginare un mondo con nuovo equilibrio ideale, dove ognuno è al suo posto e occupa il suo ruolo con coscienza e dignità, dando il giusto peso alla Legge e il suo contributo a tutta la società civile.

Ma la diseguaglianza sociale oggi è ai massimi livelli; 800.000.000 occidentali, vale a dire il 17% della popolazione totale del pianeta, vivono sfruttando l’80% delle risorse del pianeta e siccome non ci vuole molto a capire che il nostro sistema di vita non è esportabile a tutti gli abitanti della terra, è facile immaginare che nei prossimi anni saremo assediati dalle popolazioni più povere che aspirano al nostro stile di vita; serve quindi un nuovo equilibrio.

E’ importante rendersi conto che una società ben equilibrata servono molti valori non uno solo, mentre oggi il denaro, che non è assolutamente un bene bensì il simbolo di un bene, è considerato il valore unico, oltre ad essere realmente il generatore simbolico di tutti i valori. È ormai inutile ripetere all’infinito che nella moda, la pubblicità e in tutti i meccanismi che ci spingono a consumare abulicamente il fine è il semplicemente il nulla, o per meglio dire, che il sistema pubblicitario ha il solo scopo di crearti un disagio, cioè farti sentire fuori luogo così come sei per spingerti a comprare …

Ma noi ce la mettiamo tutta per migliorarci e SAV/E 2015 insieme all’articolo sul Nepal ci aiutano a ricordare che sono comunque tante le persone che credono il denaro sia soltanto un mezzo e non un fine, e che la natura sia decisamente più forte dell’efficienza della Tecnica, chiave indiscussa del pensiero consumistico.

La fotografia dell’ Homo Videns, la musica e l’arte in genere non valgono nulla senza il fondamento del valore della vita e chi non da valore alla vita umana non la merita.

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